La storia di Licata è intimamente legata alla presenza dei due elementi naturali che
caratterizzano ancora oggi il suo territorio: il mare Africano e il fiume
Salso-Himera.
Posta al limite occidentale del Golfo di Gela e stretta tra la foce del Salso e
le pendici orientali del colle chiamato "la Montagna", l'odierna Licata è stata
popolata fin dalla Preistoria, come testimoniano i
vari ritrovamenti archeologici in località Caduta, risalenti all'Età
Paleolitica, Mesolitica e Neolitica, e i numerosi resti di insediamenti nel territorio
circostante la Piana, e come confermano notizie storiche dall'epoca greco-arcaica
in poi.
La foce del fiume, divenuta oggi un estuario forzato, è sempre stata un delta
caratterizzato da due sbocchi principali. I due rami, oltre a determinare la
fertilità delle terre della pianura, a causa delle inondazioni stagionali,
circondavano la "Montagna", il cui
versante meridionale degrada ripidamente verso il mare: questa conformazione rendeva
di fatto la collina una sorta di isola, che fortificata, risultava difficilmente
espugnabile.
A tal proposito, l'esploratore arabo al-Idrisi (noto anche
come Edrisi), nel 1152 ricordando il castello, lo descrive come
«edificato al sommo d'un sasso,
cui circonda il mare e il fiume talché non vi s'entra se non che da un'unica porta
a tramontana». E ancora:
«
È dotata di un porto frequentato dalle navi che vi giungono per caricare merci.
Il paese ha una considerevole popolazione, un mercato ed un vasto circondario
con fertili terre da semina. Il fiume che sbocca nel mare di Licata si chiama
il Salso, che abbonda di pesci saporiti, grassi e di gusto delizioso.».
Le origini
Numerose indicazioni storiche indicano la città esistente già nel III secolo a. C.,
come dimostrato anche da recenti scavi archeologici, in cima alla
Montagna.
A proposito delle origini della città esistono versioni contrastanti: alcuni
sostengono che la città, in origine, coincideva con la colonia greca Gela,
fondata da Antifemo di Rodi e da Entimo di Creta nel 690 a.C.
Altri scostengono invece la tesi per cui la città, chiamata Finziade, sarebbe stata
fondata nel 282 a.C. da Finzia, tiranno di Agrigento, il quale, distrutta Gela,
trasferì nel nuovo insediamento tutti gli abitanti della città sconfitta. I
sostenitori di quest'ultima ipotesi fanno coincidere l'antica Gela con l'attuale
città di Gela.
Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani
Prima dell'arrivo dei Greci, il sito di Licata, tra il 12º e l'8º secolo a.C.,
fu frequentato dai Fenici, mentre alla fine del 7º secolo a.C.,
sul "Gelae Mons" (ovvero la collina di Licata), fu edificato, da parte dei Geloi, un
fortino di guardia per presidiare la foce del fiume Himera.
Nel 6º secolo a.C., Falaride, tiranno di Agrigento, in guerra con Gela, occupò parte
del territorio erigendo un avamposto fortificato.
Nel 4º secolo a.C. la città fu occupata dai Cartaginesi
che rimasero fino al 256 a.C..
Fu in questo anno che si combattè, nel mare di Licata, durante la
Prima
Guerra Punica, la famosa battaglia navale di
Capo Ecnomo
(per Polibio la più grande battaglia navale dell'antichità), dove i Cartaginesi
con 250 navi e 15.000 marinai affrontarono i Romani del console
Marco Attilio Regolo,
con al seguito 230 navi e 97.000 uomini fra soldati, e marinai.
A seguito della battaglia, la città fu conquistata dai Romani vincitori.
Sotto i Romani si espanse l'attività commerciale e con essa la dimensione della
città.
Il primo cristianesimo e il periodo bizantino.
Il paleocristianesimo ha lasciato il segno della sua presenza nelle necropoli ricavate
all'interno delle grotte nell'attuale quartiere di Santa Maria.
Il primo nucleo dell'attuale centro storico si sviluppò durante il periodo bizantino,
attorno al castello a mare di Lympiados.
Arabi e Normanni
L'inizio della dominazione araba a Licata ha inizio nell'anno 827 d.C. quando la
città fu conquistata dal cadì Asad. Tale dominazione durò
più di duecento anni e si concluse con la conquista da parte dei Normanni,
avvenuta il giorno 25 luglio 1086.
Durante il periodo Normanno Licata visse un'età felice: venne riconosciuta
Città Demaniale (ovvero soggetta alla sola giurisdizione della Corona) e
insignita dell'onorificenza di "Dilectissima" nel 1234 dall'imperatore
Federico II di Svevia che le diede come emblema l'aquila
imperiale che tuttora è il simbolo della città.
Angioini, Aragonesi e Spagnoli
Nel 1270 si instaura in Sicilia il regno Angioino. Licata, che conta circa 7.000
abitanti ed è soggetta a pesantissime vessazioni, partecipa alla rivoluzione dei
Vespri Siciliani: guidati dai baroni Rosso e
Bernardo Passaneto, i licatesi insorgono e vengono assaliti e saccheggiati
i presidi francesi presenti in città.
Durante il regno di Alfonso I d'Aragona la città riceve il titolo di
"Fidelissima" (1447).
Sotto la lunghissima dominazione spagnola, Licata, visse alterne fortune.
Un evento particolarmente drammatico fu quello che si ebbe nel luglio del 1553, quando
la città venne saccheggiata e distrutta dal pirata Dragut (giacchè gli
Ottomani, alleati dei francesi, erano in guerra con la Spagna).
In seguito a tali
vicissitudini, alla fine del Cinquecento, furono ricostruite le mura e venne edificata
una poderosa torre di guardia sulla sommità del colle Sant'Angelo (che domina a tutto'oggi
la città).
Licata cominciò lentamente a rivivere e ciò grazie anche ad una immigrazione di
cittadini maltesi (1565) approdati a Licata per mettersi in salvo dalle continue
aggressioni della flotta ottomana.
Nonostante un periodo nefasto che ebbe a perdurare a causa della peste del 1625 e
della carestia del 1647, successivamente, e per tutto il secolo XVII, la città
si sviluppò sempre più all'interno della cinta muraria, interamente
ricostruita, e vennero edificate numerose opere civili e religiose.
La colonia maltese, incrementatasi ulteriormente per una nuova immigrazione avvenuta nel
1645, diede origine al primo borgo extra moenia di Licata (l'attuale quartiere di S. Paolo)
sulle propaggini nord-orientali del colle Sant'Angelo, in prossimità dell'antica chiesa
di Santa Agrippina, che in seguito fu dedicata a San Paolo, protettore di Malta.
Il porto diventò molto frequentato da parte di imbarcazioni di tutto il
Mediterraneo, in special modo dai mezzi mercantili che venivano a rifornirsi di grano.
A cavallo tra il VII e il VIII secolo venne avviata una vasta opera di riqualificazione
urbanistica in seguito alla quale venne ampliato il Cassaro. Lungo il Cassaro (oggi c.so
Vittorio Emanuele), furono edificati diversi palazzi da parte delle principali
famiglie patrizie, cosicchè venne a definirsi l'attuale connotazione
barocca del centro storico.
Nei primi anni dell'Ottocento si ebbe l'ultimo sbarco di pirati turchi che vennero però
respinti.
Il Risorgimento
Nel 1820 Licata si sollevò contro i Borboni. La resistenza contro il re di Napoli fu
guidata dal patriota Matteo Vecchio Verderame.
Durante l'
Impresa dei Mille, dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala,
la città insorge ed invia un proprio contingente armato al seguito dell'Eroe dei
Due Mondi.
Il figlio di Garibaldi, Menotti, insieme a
Nino Bixio,
fu ospitato nella notte del 20 luglio 1860 nel palazzo del marchese Cannarella.
Dopo la cacciata dei Borboni, quando la città, come tutta la Sicilia, passò sotto il
controllo del governo piemontese, Licata ospitò, in qualità di comandante
della 9ª compagnia del 57º reggimento di fanteria, lo scrittore
Edmondo De Amicis.
Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri.
Negli anni compresi tra il 1870 e il 1872, furono costruiti il ponte sul fiume
Salso, il porto commerciale, e diverse strade che permisero il collegamento diretto
con le miniere di zolfo presenti nella parte interna del territorio.
Furono realizzate cinque raffinerie, tra le quali la più importante d'Europa.
Le miniere e le attività commerciali ad esse connesse determinarono un
grosso sviluppo socio-economico, creando un indotto che fece la fortuna della città.
Licata divenne così residenza abituale di famiglie facoltose, nobili e borghesi,
nonchè di numerose sedi consolari e questo favorì una intensa attività edificatoria,
durante la quale furono costruiti numerosi palazzi e ville liberty, alcune delle quali
furono progettate da
Ernesto Basile ed affrescate da
Salvatore Gregorietti.
Nel 1922 iniziano anche a Licata gli anni bui del fascismo che termineranno il 10 luglio
1943, quando la 3ª divisione di fanteria USA sbarcò sulle coste della
Playa, prendendo
possesso della città.
Prima la guerra e dopo la crisi dello zolfo (di ottima qualità, ma le cui caratteristiche
imponevano l'impiego di tecniche di estrazione divenute poco competitive), determinarono
un progressivo impoverimento del territorio, segnando una svolta in senso negativo per
le condizioni economiche generali, che spinse molti licatesi ad emigrare verso il
nord dell'Italia e verso altri Paesi, soprattutto in Germania, Belgio e Francia e,
Oltreoceano, negli USA, in Argentina ed in Venezuela.
Fortunatamente, nonostante una situazione economica disastrata e uno sviluppo edilizio
abnorme e non regolato nelle periferie (soprattutto tra gli anni '70 e '80), Licata
ha conservato gran parte del suo
patrimonio artistico, monumentale e naturale, che oggi
costituisce la sua ricchezza più grande.
Il
clima (temperatura media annua 18ºC, pioggia media annua 430 mm), il
mare pulito,
e la
bellezza del centro urbano ne fanno una tappa da non mancare in un
tinerario turistico in Sicilia.